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Archivio Gennaio 2004

Forme di cortesia

29 Gennaio 2004 Commenti chiusi

“E’ inutile ricordarvi che…”, “Non serve dirvi che…”: quante volte non accade sentire usate da un oratore (che spesso, peraltro, magari neanche tanto nascostamente nutre fondati dubbi sulla competenza / competenza del suo pubblico riguardo la materia che si accinge ad esporre) queste formule introduttive, una vera e propria captatio benevolentiae nei confronti dell’uditorio?

Beh, per usare una formula esattamente di segno opposto :-) , “forse non tutti sanno che” simili artifici retorici nell’oratoria pubblica erano esistenti *almeno* fin dal tempo di Tucidide (V sec. a.C.): si pensi al Pericle del celeberrimo elogio ai caduti [l'"Epitafio"] della prima fase della Guerra del Peloponneso, un vero “pezzo di bravura” oratoria: II, 36, 4 (testo greco, qui: http://perseus.uchicago.edu/cgi-bin/ptext?doc=Perseus%3Atext%3A1999.01.0199&layout=&loc=2.36).
“La parte della nostra storia che narra delle imprese militari che ci
fruttarono numerosi possedimenti, o il valore con cui o noi o i nostri padri respingemmo gli attacchi di nemici barbari o greci, la conoscete troppo bene perché mi ci soffermi [makregorein], perciò la tralascerò”.

Nelle codificazioni retoriche questa figura si chiama praeteritio o paraleipsis In italiano: preterizione o paralessi.

Così, p.e., il De Mauro on line:
Preterizione: ret., figura di concetto intesa a dare maggior rilievo a
quanto si dice per disteso, con l’affermare che non se ne vuole parlare e
che è inutile parlarne

Non poi così “spocchiose”, quindi, queste figure di concetto [o comunque, mai quanto l'ipocrita "Lei m'insegna"...], quanto piuttosto mezzi per evidenziare -magari in velocità, ad introduzione di un breve <excursus- quanto si sta per raccontare (sulla gradevolezza del loro utilizzo per pontificare ex cathedra , comunque, non garantisco :-)

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Un radicato malcostume… Zaleuco vs Berlusconi

28 Gennaio 2004 3 commenti

Ecco quel che Gibbon scrive (The History of the Decline and Fall of The
Roman Empire, Vol 4, Chapter XLIV, Part II, “Idea of the Roman
Jurisprudence”), a proposito della sovrabbondanza legislativa romana
(un’abitudine che, col passar dei secoli, non è certo passata di moda…):

“The Decemvirs had neglected to import the sanction of Zaleucus, which so
long maintained the integrity of his republic. A Locrian, who proposed any
new law, stood forth in the assembly of the people with a cord round his
neck, and if the law was rejected, the innovator was instantly strangled”.

Niente di nuovo, in questa meditazione sulla degenerazione del sistema
legislativo romano; infatti già Demostene, a proposito del legiferare
ateniese dei suoi tempi, che si dipartiva sempre più dalla tradizione
soloniana, richiamava a contrasto proprio l’esempio dei locresi (Contra
Timocratem
, 24, 139segg) -testo greco qui:
http://perseus.uchicago.edu/cgi-bin/ptext?doc=Perseus%3Atext%3A1999.01.0073;layout=;query=section%3D%23665;loc=24.136 :
“In questo paese [Locri] la gente è fermamente dell’opinione che è giusto
osservare le leggi tramandate, preservare le istituzioni dei padri, e mai
legiferare per gratificare un qualche ghiribizzo o per *evitare le
conseguenze di un crimine* [in greco: _pros tas diadyseis ton adikematon_],
tanto che se uno desidera proporre una nuova legge, la deve proporre con una
corda stretta attorno al suo collo. Se la legge è accettata come buona e
benefica, il proponente se ne va con la propria vita, in caso contrario, la
corda viene stretta, ed egli è un uomo morto”.

Anche senza seguire l’esempio dei Locresi, comunque (che, sempre a detta di
Demostene, in più duecent’anni, temendo il rischio di morte connesso alla
funzione legislativa, approvarono una sola nuova legge, ovvero una modifica
alla “legge del taglione” (occhio per occhio), accogliendo, su proposta di
un… monocolo, la misura che colui che avesse tolto un occhio a chi ne
avesse uno soltanto, avrebbe dovuto essere privato di entrambi i propri, al
fine di patire un analogo danno… :-) , ritengo che non sarebbe poi così
sbagliato ispirarsi appunto a questa legge di Zaleuco (per il cui corpus
legislativo -sulla cui autenticità cmq si nutrono non infondati dubbi- si
veda Stobeo, Anthologia, xliv, 20-21) nei confronti di chi, appunto, ormai
da qualche annetto non fa che introdurre nuove leggi pro domo sua, ovvero,
per citare Demostene “evitare le conseguenze di un crimine”…

PS: come saprete, la legge Cirami (il famigerato “legittimo sospetto”)
prevede un’ammenda dai 1.000 ai 5.000 euro quando la richiesta è
rigettata o dichiarata inammissibile, e questo per disincentivare gli abusi
strumentali…
E se, invece, si tornasse al buon vecchio metodo magnogreco?

Insegnare materie classiche tra Italia e USA

10 Gennaio 2004 2 commenti

Che pensare di “Il Cuore Altrove” di Avati (già unico film italiano in concorso a Cannes 2003; ora anche in DVD e come libro: “Il cuore altrove e altre Storie”, Gremese editore, Roma, 2002)? Il protagonista, Nello Balocchi, è un trentacinquenne romano -figlio del sarto del papa nella Roma degli anni ’20- insegnante di latino e greco (al Galvani, liceo classico di Bologna), con “una dote rara: un cuore puro, aperto a tutti, un cuore che vive in una dimensione senza tempo e capace di amare senza limite”
(http://members.xoom.virgilio.it/icinefili/film/archivio2003/008cuorealtrove/cuorealtrove.htm)…
Vulgo: si fa ingenuamente menare per il naso dalla (cieca) Vanessa Incontrada…

Tra le altre cose, nel film, il suo insistere didatticamente con Lucrezio, autore “scandaloso” (invece che Virgilio) gli procura qualche problema con la direzione del liceo…
Questo mi rammenta un altro tipo di “scandalo” del pericoloso Lucrezio, che riserverò per un altro intervento…

Ora la riflessione, a postilla: ma perché in Italia i prof. di materie classiche fanno la figura dei sempliciotti, mentre in America il film “The Human Stain” (tratto dal romanzo di Philip Roth) ha come protagonista un tizio quale il negro/bianco Coleman Silk, prof. of classics in un college del New England, dalla dimensione davvero tragica, per certi versi? Così p.e. commenta J.P.Euben nell’Introduzione del suo recente “Platonic Noise”, già da me citato: “There is another figure in literature who believed that he was the child of chance, that he had escaped his fate and past and was self-made, Sophocles’ Oedipus. So it is not surprising that the epigraph for the novel comes from Oedipus Tyrannos. “OEDIPUS: What is the rite of purification? How shall it be done? / CREON: By banishing a man or expiation of blood by blood.” It is the genius of Roth’s novel that it first juxtaposes the myth of American self-fashioning with Greek tragedy and then juxtaposes them with the Monica Lewinsky affair and the impeachment of President Clinton. Thus Coleman becomes a character in a Greek tragedy he teaches. The narrator imagines himself and Coleman watching the latter’s life as if it were a play on the southern hillside of the Athenian Acropolis in the theater sacred to Dionysus “where before the eyes of the thousand spectators, the dramatic unities were once rigorously observed and the great cathartic cycle was enacted annually”.

Ruolo della TV e Commedia Aristofanea

8 Gennaio 2004 Commenti chiusi

Segnalo l’uscita di un libro di Peter Euben, prof. di Scienze Politiche a Berkeley (J. Peter Euben, Platonic Noise. Princeton: Princeton University Press, 2003. Pp. xii, 210. ISBN 0-691-114399-8. $55.00), il cui cap.4, “Aristophanes in America” è interamente dedicato alla questione se (cito dalla sua Introduzione: http://pup.princeton.edu/chapters/s7530.html):”television comedies can play a role in contemporary America analogous to the role Aristophanic comedy played in democratic Athens. The answer is clearly “no,” but the exploration of the question raises a series of substantive questions about popular and elite culture, humor and politics, unmediated communication and mass media, and ancient and modern democracy”.
Come egli stesso ammette, tale interrogativo può sembrare “somewhat absurd”, ma di sicuro risulta quanto mai interessante una discussione del possibile ruolo “politico” (inteso in senso lato) del comico televisivo, alla maniera dell’Archaia: Euben cita, in proposito, come possibile parallelo, “I Simpson”; il recensore della BMCR cita, per il mondo britannico, il Monty Python Show (http://ccat.sas.upenn.edu/bmcr/2003/2003-11-06.html); ed in Italia? Beh, i primi nomi che mi vengono in mente sono Luttazzi, di cui ho già parlato, oppure Fo…
Concludo, appunto, con una citazione proprio di Fo (www.francarame.it/cacao/7aprile.html) dalla Pace: “Pensiamo alla “Pace” di Aristofane: il clown protagonista conduce gli spettatori alla ricerca della dea della Pace volando su un possente scarabeo-stercorario. Danzando nell’aria, issato su una specie di immaginaria [nb: non è immaginaria: si tratta della mechané] gru, si getta quasi a capofitto sulla platea [attenzione: si tratta, più che altro, di "scenografia verbale", non di reale movimento scenico]terrorizzando gli spettatori e provocandoli con insulti e minacce: “Bastardi, cacasotto, che vi fate quattrini e provviste sul sangue e le interiora scaraventate qua e la’ a ingrassare i vostri campi!” Insomma, sviluppa una situazione paradossale di accusa: una collana di lazzi provocatori alla volta di personaggi di potere, contornati da ruffiani, poeti d’accatto, intellettuali leccapiedi, cioe’ tutta la massa di “paraculi” che portano avanti la logica della vita con ipocrisia da spacciatori di truffalderie.
Tutto questo ci dice che il nostro Presidente [Silvio "miserabile fallimento" Berlusconi] e’ un profondo ignorante, con tutto che, fatto incredibile, si ritrovi ad essere il piu’ importante editore italiano.
NB: le integrazioni tra parentesi sono mie :-)