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Archivio Novembre 2004

Comunicazione di servizio (Macone)

29 Novembre 2004 Commenti chiusi

Ho attivato, su diversa piattaforma (www.classico.splinder.com), un ulteriore blog per avere la possibilità di gestire (e presentare) testi in greco unicode, cosa che, a quanto vedo (ma forse è una mia incapacità: ogni commento in proposito sarà gradito), sui blog tiscali non è possibile.
Il testo di prova presentato è del poeta alessandrino Macone, frammento 9 Gow (apud Ateneo 8.341a-d).
Tale scelta non è casuale (vedi più sotto,il Commento)
Eccone una traduzione, puramente funzionale:

“Esagerato davvero, come ghiottone: tanto si narra di Filosseno, il poeta di ditirambi. E così un giorno acquistato al mercato, lì a Siracusa, un polpo lungo due cubiti, si appresta a papparselo intero, quasi: tranne la testa. Lo prende allora un’indigestione che lo mette a malpartito, così va da lui un medico che appena lo vede, con quella brutta cera, gli dice: “Presto, Filosseno: se ti resta qualcosa in disordine, affrettati a sistemarlo: qui non passi mezzogiorno!”. Al che ribatte al medico: “Compiuto è ogni mio affare, e da tempo è in ordine; i miei ditirambi -per grazia di dio- li abbandono tutti già cresciuti e coronati di vittoria; li affido alle Muse tra cui sono stato educato, Afrodite e Dioniso a tutori -
e il testamento è lì chiaramente a mostrarlo. Ma poiché il Caronte di Timoteo non lascia indugiare, no, -non c?è Niobe che tenga-, ma alto grida che il traghetto si volge a partire -e il destino funesto chiama, cui prestare ascolto è necessario-, affinché io mi affretti alla dipartita portando giù con me tutto quanto è mio… su, mi si porti qui il resto del polpo!”

[Nota: Il Filosseno di cui narra la Chreia è Filosseno di Citera (435-380 a.C.), famoso ditirambografo, l?autore de Il Ciclope o Galatea (che, sempre in età ellenistica, ispirò la ripresa di Teocrito, Idilli 6 e 11 e che, soprattutto, fu estesamente parodiato già da Aristofane nel Pluto) che, per qualche tempo, fu alla corte di Dionisio I di Siracusa (non senza contrattempi?); Timoteo di Mileto (450-360 a.C.), invece, è il poeta lirico coevo (di cui ci resta soprattutto il frammento del nomos dei Persiani: cfr. in generale PMG 777-804): nulla però rimane della sua Niobe; ovviamente, visto il tragico destino mitico dei figli, via via periti, il ruolo dell?inflessibile Caronte nell?azione lirica è facilmente immaginabile?]

Breve Commento:
Penso risulti chiaro, dal testo, quanto qualche tempo fa’ ho avuto modo di osservare su Iccl, e cioè che:
a)Macone nelle sue parodiche Chreiai ?capovolgimenti del ?genere? della scenetta filosofica aneddotica, di cui mantengono la caratteristica del detto sentenzioso, aforistico, spesso affidato alla battuta dialogica- sa essere anche *del tutto* non volgare, soprattutto quando non ci siano etère di mezzo (il cui comico, come già nell?Archaia e nella Mese, non rifugge da crude allusioni sessuali e dalla scatologia), ma altri personaggi cui affidare comici bon mots (come artisti scrocconi, parassiti, ghiottoni, etc.: in proposito, il fuoco, più limitato, degli interessi di Ateneo fa sì che la sua selezione risulti fortemente orientata).
b)Sua caratteristica è lo stile piano, con trimetri giambici che paiono prosa dialogica, quasi, tanto i tratti colloquiali, da narrazione rilassata e complice (dal gossip all?aneddoto); all?interno di una sintassi vivace e paratattica, talvolta volutamente spezzata e sospesa, risultano dominare; in un impasto stilistico però che, lungi dall?essere sciatto o piatto, è pronto ad accogliere in sé la citazione in stile alto e lessico elevato, in parodia di altri generi (nel caso: il ditirambo; parodie già rintracciabili, similmente, nell?Archaia e nella Mese).
c)M. inoltre presta scrupolosa attenzione, a livello compositivo, alla preparazione dell?agudeza, appunto, di quel fulmen in clausola che l?audience ?orientata dal genere- già s?aspetta, di quella battuta per cui prende vita l?intero aneddoto, sapientemente schizzato in modo quanto mai icastico.